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                                              I Templi Italici

Schiavi d'Abruzzo, paese di antiche memorie, con i suoi reperti archeologici appartenenti ai periodi preromano, romano e medioevale, offre ancor oggi ai suoi visitatori la testimonianza visibile dell'antichità e della nobiltà della propria storia:l'importante complesso culturale dei Templi Italici, risalente all'inizio del II sec. a.C., ma attivo fino al II sec. d.C.
Notizie di resti archelogici, tinvenuti in località Colle della Torre, risalgono alla metà sel secolo scorso, ma veri e propri lavori di scavo, condotti dalla Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo dopo il ritrovamento di terrecotte architettoniche, hanno avuto inizio nel 1964.
Successivamente, agli inizi degli anni '70, viene scoperta la stipe votiva nell'angolo posteriore sinistro del tempio "minore", ricostruito nel 1974.
Di recente sono riprese le attività di scavo, volte a migliorare la conoscenza del sito.
Il Santuario è costituito da un muraglione a blocchi squadrati, parzialmente visibile, a sostegno dell'area di ubicazione del complesso, che documenta la successione di due distinte fasi architettoniche. Infatti, il tempio cosiddetto "maggiore", dall'alto podio modanato (metri 21 x 11 x 1,79) si fà risalire all'inizio del II sec. a.C., dopo le guerre annibaliche.
Si è ipotizzato, nonostante la lavorazione molto accurata nei dettagli, che la costruzione di questo tempio, non fosse mai stata completata, a causa dei capitelli ionici appena abbozzati sovrastanti le quattro colonne sulla fronte del pronao.
Invece il successivo ritrovamento della pavimentazione originaria - visibilmente consumata dall'uso - e di monete databili tra il 217 a.C. e il 253 d.C. hanno èermesso di valutare diversamente il tempio, che ora si ritiene completato ed utilizzato a partire dal II secolo a.C. fino al II sec. d.C. E' visibile la grande scalinata d'ingresso al pronao, dalla cella quasi quadrata.
La seconda costruzione, posta in posizione parallela ed affiancata alla prima, è più piccola del tempio "maggiore". Databile al 90-88 a.C. - in corrispondenza della seconda fase architettonica del santuario, cioè il I sec.a.C.- il tempio (metri 7,40 x 13,30) è privo del podio, ma presenta il pronao con una pavmentazione in opus spicatum e sulla fronte, quattro colonne in mattoni. Anche qui la cella è quasi quadrata, con pavimento in signino rosso e decorzioni geometriche,le cui tessere bianche compongono sulla soglia una iscrizione dedicatoria in lingua osca, G. PAAPIIS MITILEIS, riferentesi probabilmente al costruttore.
Davanti al tempio minore è visibile l'altare in muratura, originariamente sovrastat da coperture lignee rivestite con lastre in terracotta. Il secondo edificio di culto ha continuato ad essere frequentato anche dopo la guerra sociale:lo testimoniano i rifacimenti e le opere di restauro subite dal tempio.

La Stipe Votiva

Risale al 1971 il reperimento di una stipe votiva dietro la parete posteriore della cella del tempio "minore", insieme alla quale è stata portata alla luce una quantità pregevole, peraltro scarsa, di materiale votivo. Tra le possibili ragioni di tale carenza, si è ipotizzata una manomissione della stipe durante il periodo medievale o una sua ricollocazione in un luogo diverso da quello di origine.
Soltanto una minima parte dei reperti analizzati denota un'ascendenza colta e attesta contatti con il mondo magno-greco; per tutti gli altri, si tratta di riproduzioni fittili di tradizione popolare, chiaramente indicative delle modeste condizioni economiche della popolazione.
Questo secondo tipodi reperti, in numero preponderante tra quelli rinvenuti nella stipe, testimonia di una peculiarità di Schiavi D'Abruzzo e di aree interne similari:una produzione coroplastica lontana da ogni conoscenza di modelli ellenistici, ed affidata a manifatturieri locali di ceramiche d'uso cmune, i quali eseguivano le parti delle statuette separatamente con il tornio da vasaio, e poi le univano prima della cottura, senza alcuna attinenza a canoni formali.
Ciononostante, è notevole l'impegno profuso da questi antichi artigiani nel rendere anche minuti particolari anatomici, con i conseguenti esiti caracaturali spesso osservabili nelle statuette votive.
Tra i materiali di tradizione colta conservati nella stipe, è opportuno qui citare tre foglie d'oro di forma romboidale con nervatura al centro, facenti parte senza dubbio di una corona, tipico ornamento tombale attestato in area magno-greca e in particolare a taranto (uno dei maggiori centri di produzione di tale artigianato).
Databili tra il III e il II sec. a.C., esse costituiscono un'offerta votiva di pregio anche nell'ambito dei santuari.
 

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